Domenica del Corriere, Anno 66 N.37
- p.34 in rubrica Sette giorni nel mondo, Lo studente zazzeruto trasferito fra le ragazze
LONDRA - Owen Holms ha quattordici anni ed è figlio di un noto scozzese. Fino a qualche settimana fa frequentava le classi maschili del suo paese. Ora però il rettore ha deciso di punirlo: Owen dovrà trasferirsi in una classe femminile. Motivo: ha i capelli troppo lunghi, seguendo una moda molto seguita tra i giovani in Inghilterra.
Owen sembra non essersi molto dispiaciuto della singolare «punizione» e ha detto di essere felice di trascorrere l'anno che gli manca per terminare i suoi studi in mezo alle ragazze. Le quali, da canto loro, hanno ammirato il "coraggio" del rgiovane che a nesun costo vuole tagliarsi i capelli. Unica difficoltà: fra le materie insegnate alle ragazze c'è il lavoro a maglia, che Owen non gradisce molto.
Didascalia: Disegno di Molino
- p.40 in rubrica Cinema di Arturo Lanocita, Tutti per uno (recensione del film A Hard Days Night)
Nell'affettuosa indulgenza che il fenomeno Beatles riscuote da parte della considerazione della minore età; sono ragazzi, dicevamo prima di aver visto il loro film Tutti per uno, bisogna aspettare che si facciano adulti. Ora ci accorgiamo di aver fatto una grande confusione; ragazzi sono i loro scatenati zelatori, ma i Beatles, in realtà, sono uomini. Il minore ha ventun anni e passa, il maggiore sui venticinque. Uno dei quattro, addirittura, è sposato. Ciò che si può rimproverare al gruppo è di esser mancato al dovere di crescere; il loro, in definitiva, è un travestimento, simile a quello degli anormali; da dieci anni fingono di essere sempre fra i quattordici e i quindici, e se questo non è un trucco o una frode in commercio non sappiamo che cos'altro lo sia.
Tutti per uno, di Richard Lester, smaschera la mistificazione. Le bambocciate di questa specie di documentario sugli spettacoli del famoso quartetto — il loro modo di cantare, di divertirsi, di sottrarsi agli isterici entusiasmi degli adolescenti — farebbero sorridere se i Beatles fossero (come credevamo) scolaretti di ginnasio; mentre ora è chiaro che si tratta di gente da un pezzo abituata all'uso quotidiano del rasoio. Corrono, si dimenano, giocherellano come i nani delle antiche corti, che per divertire il principe simulavano l'infanzia perenne, suscitando il disagio che sempre provocano i mostri.
Naturalmente, suonano e cantano; e qui, nell'incomprensione dei motivi del loro successo mondiale, si rivela la nostra inettitudine di giudici. Qualcosa ci deve essere, nelle loro canzoni, che giustifichi i fanatismi di milioni di giovani, appartenenti a Paesi, quelli anglosassoni, che hanno reputazione di flemmatici; e se questo qualcosa ci sfugge, al punto, anzi, da porre il silenziatore alle nostre reazioni, che sono quelle del torpore e dello sbadiglio, colpa, evidentemente, nostra.
Sono canzoni, a sentirle nel film, irrimediabilmente convenzionali e noiose; o che tali ci sono sembrate. Forse le altre del loro repertorio sono ben diversamente travolgenti; peccato, dunque, che la scelta del regista di Tutti per uno sia stata poco felice. Ci era stata data una possibilità di interpretare un fenomeno, forse il più curioso e il più tipico del nostro tempo; l'abbiamo perduta, peggio per noi. Faremo meglio la prossima volta.