Domenica del Corriere, Anno 69 N.19 - I "capelloni" ballano e cantano anche in chiesa
p.8 I "capelloni" ballano e cantano anche in chiesa. Da Boston a Roma i «capelloni», con le loro musiche e i loro strumenti, entrano anche nelle chiese. È un modo, dicono gli organizzatori delle singolari manifestazioni, per avvicinare «la musica moderna, con testi sacri, ai giovani». Così un furioso «Frogs and Watussi» (Rane e Watussi) è stato ballato e cantato da un gruppo di giovani scesi tra i banchi della chiesa presbiteriana Old South, una delle più antiche della città di Boston (foto a sinistra). Ed è stata una antica istituzione, l’oratorio di San Filippo Neri che, a Roma, ha accolto tre complessi di giovani, (i «Barritas», i «Bumpers» e gli «Angel and the Brains»). I capelloni (foto qui sopra) hanno suonato e cantato, davanti ad un pubblico in gran parte formato di giovani, una messa composta per loro dal reverendo padre Sinaldi e dal musicista Marcello Giombini. Questi tentativi, apparentemente così peregrini, si rifanno in realtà alle origini stesse della musica jazz, nata come espressione primitiva delle esigenze spirituali e religiose dei negri americani. È, insomma, un ritorno alle origini che può presentare aspetti di particolare suggestione.